Regina A. – Fisioterapista

Da due mesi sono IN casa, staccata dal lavoro in ospedale, tutelata per un pregresso problema di salute.

Esperienza strana ed INIMMAGINABILE prima.

La casa è un microcosmo in cui, pur in uno stato di allerta ansiosa costante per la consapevolezza del “fuori” avvengono piccole magie, come la nuova possibilità di leggere senza limiti, il condividere momenti ed esperienze con i ragazzi, quando non stanno studiando,  il cineforum casalingo in cui si spengono i telefoni come se fossimo al cinema e poi si commenta insieme.

C’è stato anche il festeggiamento del mio compleanno – il 60° compleanno! – in una modalità diversa dai precedenti, più intima, con alcuni amici collegati con il computer, presenze che ancorché distanti sono state affettuose e vicine.

Il mio lavoro mi manca nei contenuti e nelle relazioni, con i pazienti e con i colleghi (altri aspetti più critici mi mancano sicuramente meno). Il pensiero è soprattutto lì, rivolto ai colleghi che in questi mesi sono rimasti sul campo.

Ora tutto il collegamento col mio mondo lavorativo è “filtrato” ed avviene attraverso il telefono.

Preziose sono le chiamate quotidiane con Elena che fanno da spartiacque nella giornata, mantengono il legame con il lavoro e lo riannodano, permettono di diluire le paure e la tristezza e alimentano il desiderio che ci possa essere un futuro per e con amiche, amici, affetti.

Sono preziose.

Questa miscela di sensazioni mi alimenta la necessità di continuare a costruire esperienze che si fissino, come piccole perle di ricordi di questo periodo, che percepisco da una bolla privilegiata, dove le giornate sembrano tutte uguali ma dalla quale riemergerò e sarà tutto diverso.