Elena D. – Fisioterapista

Da due mesi vivo un’altra realtà.

Il lavoro trasformato, il cambio di sede, il cambio di attività e il cambio di colleghi.

Ci è voluto un po’ per abituarsi al nuovo ritmo, ad imparare nuovi gesti, nuove ritualità e a modulare le relazioni in base alle esigenze di sicurezza.

Mi è capitato, a volte, di faticare a rimettere insieme i pensieri, a dare un filo logico alla giornata e riannodare gli avvenimenti tra loro.

Ho iniziato a telefonare quotidianamente, una volta uscita dall’ospedale, a Regina inizialmente per tenerla  allacciata a noi, perché non si sentisse sola.

Ma già dopo le prime telefonate ho scoperto che raccontare a lei la mia giornata mi aiutava a rimettere in ordine, come se riavvolgessi il nastro degli accadimenti e riuscissi a dare un senso diverso a ciò che stavo vivendo, e questo mi aiuta a mantenere vivo il legame con il “prima” e allo stesso tempo mi aiuta a cercare nuove modalità.

Il momento della telefonata è diventato un bisogno, un piacere, un confronto  importante.

L’emergenza sta rientrando e speriamo continui così, ma questa piccola perla rimane con me come dono e lascito di un momento pazzesco in cui il mondo ha cambiato rotazione.

Le persone, i legami, le parole fanno la differenza. È il dono prezioso dell'amicizia.